giovedì 22 marzo 2018

INTERVISTA - Marco Regina, animatore per DreamWorks


Di cosa si occupa un animatore? Anzi, meglio: di cosa si occupa un animatore che lavora in America?
Anzi, ancora meglio: di cosa si occupa un animatore che lavora in America per la DreamWorks?
Abbiamo parlato con Marco Regina, italiano trapiantato negli Stati Uniti per coronare il suo sogno: il cinema d'animazione!



Ciao Marco, iniziamo dalla fine: qual è l'ultimo lavoro a cui hai partecipato?
KungFu Panda 3, nel quale ero il supervisore di Kai il Collezionista, l’antagonista. Ho costruito il suo aspetto fisico e anche il lato psicologico, oltre ad averlo “fisicamente” animato. 


In che senso l’hai costruito?
Costruire un personaggio d’animazione significa creare sia la sua fisicità (dallo scheletro, ai movimenti, alle tecniche di lotta) sia la sua psicologia affinché sia un personaggio a tutto tondo


Come si diventa animatori?
Oggi è molto più facile diventare animatore, grazie a internet ed alle scuole che propongono corsi online mirati sull’animazione.
Nel mio periodo non c’era niente di tutto questo: Disney non pubblicava nemmeno libri sull’argomento ed io amavo i cartoni animati, sognavo con quel mondo e volevo farne parte.
Per essere un animatore, che in America si chiama characters animator, puoi essere uno che non ha fatto niente ma a cui piace l’animazione, e quindi cercare un talento lì. Oppure puoi essere un fumettista a cui piace raccontare storie e puoi diventare uno storyboard artist, oppure uno sceneggiatore. Se ti piace invece la creazione della struttura fisica di un personaggio allora la tua strada è quella del modellatore. 

Io sono sempre stato appassionato di recitazione e della psicologia che guida le azioni di un personaggio anche se non ho mai voluto mettermi davanti ad una camera. Ho sempre desiderato essere un burattinaio, colui che fa muovere il personaggio e il mio obiettivo era il Cinema. Si diventa animatori per Cinema con tantissima determinazione e una buona dose di fortuna, senza dimenticare lo studio e le qualità che si devono dimostrare.
Si può essere animatori per qualsiasi cosa (spot, cinema, videogame, serie televisive), ma io miravo alla settima arte, nonostante abbia fatto sia le serie televisive che la pubblicità. Questo perché il cinema mi dava il tempo di poter sbagliare, pensare e ripensare e lasciarmi ossessionare dal progetto. 



Che differenza c’è tra l’animatore per il cinema e quello per le serie tv, ad esempio?
Sono tutti professionisti, intendiamoci. La differenza sostanziale tra i diversi prodotti da animare sta nello studio che si fa sui personaggi. 


Come si arriva a Hollywood?
Come dicevamo prima, Internet ha semplificato tutto dal punto di vista della formazione di un animatore. Uno può diventarlo seguendo le scuole online e formarsi attraverso il web nel settore che più desidera.

Questo però può succedere anche nel nostro Paese.
La differenza con l’Italia sta nella formazione che si riceve, in quanto da noi c’è la convinzione che per diventare animatore si debba sapere ogni singolo aspetto del software che si utilizza. Ma questo è un sistema ormai antiquato, per questo motivo le scuole su internet riscuotono successo. 

In Italia nessuna scuola garantisce poi i contatti con il mondo del lavoro. Io insegno in una scuola dalla quale periodicamente attingo per segnalare gli studenti veramente meritevoli e dotati di talento allo studio di produzione. Il contatto scuola-lavoro è quindi diretto.
Purtroppo nel nostro Paese il principale problema per gli animatori è dato dalla formazione, dalle scuole che si basano su un sistema di insegnamento ormai sorpassato e non garantiscono poi i contatti con il mondo del lavoro. Si utilizza poco internet, e lo si utilizza male. Non si conosce fino in fondo la potenzialità della rete. 


E tu dove hai iniziato? Sei volato direttamente a Hollywood?
No, ho iniziato in Italia, a Firenze, in un piccolo studio che all’epoca stava lavorando su La gabbianella e il gatto di Enzo Dalò. Io arrivai a lavoro iniziato e rimasi con loro per un anno e mezzo. All’epoca ero iscritto alla facoltà di Architettura e di animazione non sapevo nulla!
Da ragazzo, per cercare di carpire i segreti dei film d’animazione, mettevo un foglio sul televisore e ricalcavo i personaggi; appena sentivo la parola “animazione” mi buttavo a capofitto, così mi ritrovai in una classe che si occupava di quello. Fortuna volle che, frequentando una di queste classi, trovai il contatto di un animatore italiano che lavorava per Disney Australia. Dovevo incontrarlo!
Certo, in quegli anni non esistevano ancora WhatsApp, Facebook e i social, quindi per riuscire a parlarci ci misi due mesi, ma alla fine ce la feci. Organizzai degli workshop di animazione al quale lo invitai e fu lì che iniziai davvero a capire e conoscere il mondo dell’animazione. 


Quanto dura la lavorazione di un film d’animazione?
Un tempo variabile tra i tre e i quattro anni. Il primo anno e mezzo è dedicato allo sviluppo dell’idea attraverso la stesura del soggetto e della sceneggiatura. Può essere che in questo lasso di tempo vengano già integrati gli storyboarder e alcuni animatori, come mi successe quando iniziai a lavorare a KungFu Panda e a Dragon Trainer.
Successivamente, fai un casting con il regista per capire quale personaggio ti attragga maggiormente e inizi a studiarlo sia a livello psicologico che a livello anche comportamentale. Quando inizio a studiarlo mi chiedo quali siano i suoi principali problemi e le sue ferite psicologiche, in modo tale da studiare ed elaborare le reazione che il personaggio può avere durante la sua vita e quando interagisce con il mondo che lo circonda. 

Graficamente c’è un character designer che lo disegna e poi il personaggio viene modellato, mentre io controllo che il modello e il disegno collimino. Il mio lavoro entra nel vivo quando mi trovo ad animare i muscoli e le ossa dei vari personaggi.
Una volta svolti questi passaggi inizia la collaborazione tra i vari dipartimenti, con i quali ci confrontiamo anche sulla risoluzione dei problemi che possono presentarsi. Tutto questo procedimento dura dai sei agli otto mesi.
Dopo questa fase inizio a fare i test di animazione, ovvero muovo fisicamente il personaggio facendolo interagire con l’ambiente circostante e dandogli un po’ di personalità. 


Capita mai che un personaggio venga modellato sulle fattezze dell’attore che lo doppierà?
Prima capitava spesso, ora un po' meno.


Ogni animatore si occupa di un personaggio o un personaggio può avere più animatori?
No, per forza di cose ogni personaggio deve avere tanti animatori, a meno che questo personaggio non compaia sporadicamente all’interno del film. Di media facciamo dai quattro ai sette minuti al massimo all’anno di un film. Quindi è impensabile che un animatore segua un solo personaggio, soprattutto se si tratta di quelli principali. 


E tu che ruolo hai in questo processo?
Io in particolare mi occupo di dirigere un team di alcune persone che si prendono in carico l’animazione di un solo personaggio e insieme studiamo tutti gli aspetti che lo riguardano, cercando in particolare di uniformare le sequenze animate dai diversi animatori. Questo perchè una volta che la sequenza è finita non si deve vedere minimamente la differenza dei segmenti animati dai diversi membri del team. 


Tu vedi queste differenze a occhio?
Il 90% delle volte si, soprattutto perchè dopo aver passato un anno sullo stesso segmento sei talmente parte di quel lavoro che lo conosci come le tue tasche. In questi casi uso gli occhi degli altri, ovvero mostro ad altri il segmento che abbiamo realizzato e se loro non notano differenze a livello di animazione significa che abbiamo fatto un buon lavoro. 


Com’è lavorare in DreamWorks?
La bellezza di lavorare in DreamWorks è che hai a fianco a te una marea di persone incredibili, a volte geni, dalle quali si impara costantemente e vi si trae ispirazione. 


Qual è la nazionalità più rappresentata nello studio?
La Francia, in quanto, come dicevamo prima, ci sono le scuole migliori. Tutto parte da lì, ed è indicativo che molti prodotti d’animazione che sono stati nominati agli Oscar arrivino da Oltralpe. Purtroppo non avendo a disposizione i capitali degli studios di Hollywood sono un po’ più “limitati” ma hanno davvero un grande talento


Ormai vivi a Los Angeles. Ti piace?
Si, mi piace molto, soprattutto per via del clima, che è impagabile. 


Il tuo lavoro ti potrebbe riportare in Italia oppure c’è poco qui nel tuo ambito?
C’è pochissimo e per il momento è difficile che io riesca a tornare, anche per via della mentalità che c’è nel nostro Paese. Sto elaborando un “piano” che possa permettermi di tornare in Italia e magari riuscire a far emergere i talenti del nostro Paese, perché ci sono. Sono nascosti, non hanno possibilità di uscire allo scoperto ma ci sono. Bisogna solo trovare il modo per valorizzarli, scardinando anche il sistema presente che tende a soffocarli e distruggerli.


Cosa consiglieresti ad un giovane animatore che vuole fare il tuo lavoro?
Consiglierei di fare un corso online mirato, se l’aspirante animatore sa quello che vuole fare. Ci sono scuole mirate a seconda della propria inclinazione ma purtroppo bisogna buttarsi sull’online, e sono validissime.
Bisogna però considerare che l’animazione è un processo penoso e complicato. Non è solo disegno e movimento, ma anche studio e conoscenza. Non è solo il “so muovere un personaggio” ma anche il “perchè un personaggio si muove”. Io ho dovuto studiare più di quanto ho studiato all’università per fare questo lavoro. Ad ogni progetto a cui prendo parte mi focalizzo sulla psicologia del personaggio che andrò a creare.




Quali sono le caratteristiche che ritieni fondamentali per fare questo lavoro?
Passione, talento e molta, molta, molta pazienza. Non è una cosa semplice, ogni scena che io faccio è come un parto. Molti lasciano l’animazione perchè ogni cosa che presenti può essere distrutta da “milioni” di persone, in quanto tutti la giudicheranno. Tutti i giorni è una sfida.
Quindi è importante capire prima se la passione è reale e poi coltivarla il più profondamente possibile. Una cosa fondamentale è anche capire i propri limiti perché consente di focalizzare al cento per cento l’aspetto di questo lavoro per cui siamo molto più portati. 


Qual è il tuo film d’animazione preferito in assoluto?
Dirne uno solo è impossibile. Per quanto riguarda la Disney posso citare La carica dei 101, il recente Coco, Il libro della giungla, Gli incredibili, Ratatouille e Tarzan. Per quest’ultimo ricordo che entrai al cinema alle tre del pomeriggio ed uscii a mezzanotte tanto ne rimasi rapito. Mentre per quanto riguarda la DreamWorks senz’altro KungFu Panda, Dragon Trainer. Un discorso a parte merita La città incantata, prodotto dallo Studio Ghibli e diretto da Hayao Miyazaki. Un film sia tecnicamente che narrativamente eccezionale. 


A proposito di film eccezionali, secondo te esiste un film nel mondo dell’animazione che palesemente è incredibile anche se è un prodotto “minore”?
Dragon Trainer 2, nel quale si vede che l’animazione e la storia sono eccezionali, ma anche Zootropolis non è di certo da meno. 


E il film preferito di tua figlia?
La sirenetta


A quale tra i personaggi che hai animato sei più affezionato?
Direi a Kai il Collezionista, proprio perchè l’ho “partorito” io sotto quasi tutti gli aspetti


Come si “diventa” Marco Regina?
Si “diventa” Marco Regina riconoscendo i propri limiti, perché questi aiutano a crescere e senza scordare l’umiltà assoluta: non c’è cosa che ti debba far montare la testa perchè questo prima o poi ti bloccherà. Al giorno d’oggi tutto è più veloce e bisogna cambiare senza arroccarsi sulle proprie convinzioni. Bisogna sempre ricordare che la vita è un compromesso costante e questo richiede onestà con sé stessi e con la propria arte, perché il pubblico vedrà il frutto di questa e non i compromessi a cui sei sceso per ottenerlo. E nella mia vita ho sempre cercato di mettere la qualità al di sopra di ogni cosa


Hai coronato il tuo sogno di diventare un animatore. Hai ancora un sogno?
Mi piacerebbe molto aiutare un regista ricoprendo il ruolo di co-regista, mettendo al suo servizio le mie competenze. E chissà, magari un giorno diventare io stesso regista di un lungometraggio.
Ma non a Hollywood. 

Intervista a cura di J Carson trascritta da Samuele Zenone

4 commenti:

  1. Intervista pazzesca, è raro vedere dei prodotti del genere online!
    Complimenti :D

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    1. Riferisco i complimenti a J Carson che ha avuto modo di intervistare Marco! Grazie^^

      Moz-

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  2. Ha ragione Kiral, davvero incredibile ma bello ;)
    E comunque a me Kung Fu Panda 3 è piaciuto molto, come anche Dragon Trainer 2 :)

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  3. Non ero mai passata da questo blog, ora ti seguo anche qui !
    Bello ed interessante questo post, ho sempre amato il mondo dell'Animazione ! Dalla nascita della Walt Disney alla attuale Disney Pixar fino alla DreamWorks. Tra i film DreamWorks il mio preferito e Dragon Trainer ma anche Kung Fu Panda è carino.
    Un saluto Miki buon pomeriggio, migliore continuazione di settimana ed ottimo mese di Aprile

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