giovedì 1 febbraio 2018

[SPECIALE] Chiamami col tuo nome, il racconto della serata di presentazione


Partecipare alla proiezione cremasca del 29 gennaio, alla presenza di Luca Guadagnino, Armie Hammer e Timothée Chalamet è stato qualcosa di surreale. Da cremasco e amante del Cinema posso dire che è stata un'esperienza magica, per diversi motivi.
In primo luogo perché Crema, la città nella quale è stato girato in parte il film, è una cittadina di campagna, non abituata ad eventi del genere. Poi, perché in sala era presente il regista con i due attori principali. E, terzo ma non ultimo, perché mai un candidato al premio Oscar per il miglior attore protagonista si era visto alla Multisala Portanova che, per l'occasione, ha proiettato il film in tutte e cinque le sale con un incredibile sold out.

La trama è ormai nota a tutti, quindi non mi dilungherò sulla storia ma sulle emozioni di questa serata irripetibile.
Il multisala ha iniziato ad affollarsi già dalle prime ore della serata, anche se l'inizio delle proiezioni era stato programmato per le 21 circa. Amanti del Cinema, abitanti dei paesi utilizzati da Guadagnino come set per la sua storia ed anche semplici curiosi: tutto il cremasco si è dato appuntamento nella Multisala di Via Indipendenza. Non sono mancate nemmeno le telecamere delle TV locali e nazionali, con inviati che hanno fatto la telecronaca della serata e interviste ai presenti.
Più si avvicina l'orario di inizio della visione e più l'attesa si fa palpabile, tra avvistamenti del cast e delle autorità cremasche intervenute in gran numero.

La proiezione è stata preceduta da un intervento di Guadagnino, Hammer e Chalamet nelle diverse sale, a salutare il pubblico e fare due parole sul film e sulla loro esperienza con una storia che poteva essere spinosa e invece è stata raccontata con una delicatezza incredibile.
Mentre la storia raccontata dalla sceneggiatura di James Ivory, basata sul libro di André Aciman, si sviluppa e cresce sullo schermo, ci si accorge di un terzo protagonista silenzioso: le location.
La campagna, i fontanili, le piazze con i campanili sempre pronti a suonare. E la casa della famiglia Perlman, cuore della vicenda, situata a Moscazzano, circondata dal verde che solo la pianura padana può regalare. È una storia ambientata in un posto specifico ma può essere vissuta da due persone in qualsiasi angolo del mondo, in un crescendo di passione, curiosità e ritrosia, sentimenti tipici dell'età delle scoperte e delle nuove esperienze.


Moscazzano, Crema, Pandino e Montodine. Questi i luoghi cremaschi che fanno da cornice ad una storia d'amore che Guadagnino ha saputo raccontare con poesia, quasi fosse uno spettatore messo a parte di un segreto e che cerca in ogni modo di preservarne la purezza e l'innocenza.
Elio, diciassettenne, si barcamena tra l'amore per Oliver e l'attrazione per Marzia, nella confusione tipica dell'adolescenza, mentre l'estate scorre pigra come pigro è lo scorrere delle acque che sono spesso presenti durante tutta la pellicola, mentre il caldo torrido avvolge tutto e tutti.
Qualcuno ha chiesto al regista cosa lo abbia guidato nella scelta del territorio cremasco come ambientazione del film, e lui ha risposto: “La sua assoluta tranquillità. Il fatto di poter camminare per le strade di Crema in estrema tranquillità”. Per Timothée Chalamet invece, la scena più complessa da girare è stata “quella che mi vede suonare al pianoforte. Non ho mai suonato ed ho dovuto imparare per poter girare questa scena”. Armie Hammer, invece, ha preferito far rispondere alle domande il regista e l'interprete di Oliver, forse per non mettere in ombra i veri protagonisti della serata (ricordiamo che Hammer ha recitato al fianco di Johnny Depp, Leonardo DiCaprio ed è stato diretto, tra gli altri, da Clint Eastwood).

Durante tutta la proiezione il pubblico in sala ha riconosciuto volti, strade, e anche il dialetto cremasco, presente nelle parole delle comparse. Perché, in fondo, questo territorio non è cambiato molto dagli anni Ottanta in cui è ambientata la storia ad oggi ma, grazie al film di Guadagnino, ha forse acquisito più coscienza di sé e delle proprie potenzialità.

articolo a cura di Samuele Zenone

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